Il Dacia Dokker pick-up è uno di quei mezzi rimpianti da chi l’ha avuto e ricercato da chi lo conosce. Chi si ricorda l’epoca d’oro dei piccoli pick-up da mezza tonnellata? Mezzi leggendari come il Fiat Strada o il mitico Caddy, capaci di infilarsi ovunque senza i consumi, i prezzi e gli ingombri dei pick-up giapponesi o, di stazza ancora superiore, americani.
Correva l’anno 2017 quando il pragmatismo low-cost di Dacia e il genio artigianale tutto italiano di Focaccia Group hanno prodotto il Dacia Dokker pick-up, un piccolo cassonato del lavoro quotidiano nato da un’intuizione geniale.
Ecco la storia di un mezzo unico nel suo genere, che ha saputo mixare la filosofia del “tutto sostanza” con l’eccellenza della carrozzeria Made in Italy: con un prezzo che partiva da 11 mila euro e il celebre motore 1.5 turbodiesel by Renault o, in alternativa, la versione a GPL, era quanto di più economico ci fosse da acquistare e da usare, ma ha sempre avuto una grande dose di fascino.

Dacia Dokker pick-up: l’outsider economico
A metà degli anni 2010 il mercato dei pick-up europei stava prendendo una piega ben precisa: veicoli sempre più grandi, pesanti e dotati di trazione 4×4. Ottimi per il fuoristrada duro o per i grandi carichi, ma decisamente sovradimensionati e costosi per il piccolo artigiano, l’idraulico, il panettiere o il viticoltore che deve muoversi agilmente nei centri storici dei borghi italiani.
Renault Italia capisce che c’è una nicchia scoperta: serve un pick-up compatto, economico e a trazione anteriore. Per farlo di rivolge direttamente a Focaccia Group, azienda di Cervia leader assoluta negli allestimenti speciali e nei veicoli per le forze dell’ordine e il trasporto disabili.
Nasce così un progetto 100% italiano, presentato in anteprima mondiale nel settembre del 2017.
Come nasceva il Dokker Pick-up? La magia del “Kit Focaccia”
Il processo di produzione era un perfetto esempio di logistica integrata e artigianalità industriale. Il cliente non doveva fare acrobazie burocratiche: entrava in una qualsiasi concessionaria Dacia, firmava il contratto e ritirava il mezzo con tanto di omologazione in fase di immatricolazione e una garanzia (sopra la media) di 3 anni o 100 mila km.
La base di partenza era il Dacia Dokker Van assemblato nello stabilimento di Tangeri. Una volta arrivato in Italia, il veicolo veniva spedito nei laboratori di Focaccia Group. Qui avveniva la trasformazione: la parte posteriore della carrozzeria veniva letteralmente rimossa, veniva poi inserita una robusta paratia completa e vetrata per separare l’abitacolo dal cassone, e infine veniva installato un rivestimento in materiale plastico ad alta resistenza nel cassone e la classica ribaltina posteriore.
Il tutto richiedeva circa 30 giorni di lavoro. Trattandosi di una trasformazione basata su un kit standardizzato, il progetto era strutturato per essere esportato e replicato anche negli altri mercati europei.

Le dimensioni: piccolo fuori, grande dentro
Con una lunghezza totale di 4,36 metri (la taglia di una berlina compatta),si parcheggiava e si manovrava in poco spazio. La soglia di carico così bassa era un enorme plus per la schiena del lavoratore, specie quelli abituati all’altezza dei grandi pick-up 4×4. Tra gli optional, Focaccia proponeva anche chicche utilissime come il roll-bar in acciaio e il telone per coprire la merce.
Ecco una scheda tecnica con la portata, il carico utile e le dimensioni del cassone:
| Caratteristica | Specifiche tecniche |
| Capacità di carico utile | 675 kg |
| Lunghezza massima cassone | 1.780 mm |
| Larghezza massima | 1.280 mm (1.140 mm tra i passaruota) |
| Portata della ribaltina | 300 kg |
| Altezza soglia di carico | Appena 61 cm da terra |

I motori: diesel e GPL
L’esperienza di guida era esattamente quella che ti aspetteresti da una robusta multispazio da lavoro. Niente fronzoli, tanta visibilità e una dinamica di guida sincera, supportata di serie da ABS, ESP e controllo di trazione. Pur essendo una trazione anteriore pura, l’altezza da terra discreta permetteva di affrontare gli sterrati leggeri senza problemi di sorta.
Quattro le versioni:
- 1.6 Benzina da 100 CV: semplice ed economico, per chi faceva pochi chilometri
- 1.6 GPL da 100 CV: il re del risparmio, nonché perfetto per aggirare i blocchi del traffico nei centri urbani.
- 1.5 dCi Diesel da 75 e 90 CV: tanta coppia e consumi bassissimi; la versione da 90 CV e 200 Nm di coppia era il migliore a pieno carico, con consumi reali che sfioravano i 20 km/litro sulle strade statali.
I prezzi di listino da nuovo (che oggi farebbe sognare)
Il prezzo di listino del Dacia Dokker pick-up era da citycar. La trasformazione curata da Focaccia Group costava circa 3.800 euro, che sommati alla base del Dokker Van portavano il prezzo d’attacco a circa 11.000 euro IVA esclusa, che diventavano 11.500 euro per la versione a GPL. Con un gap di prezzo di appena 500 euro la versione bi-fuel era senza dubbio la più allettante. Le versioni diesel costavano di più: 12.600 euro quella da 75 VB e 13.100 euro quella da 90 CV.
Il Dacia Dokker Pick-up ha rappresentato un capitolo affascinante dell’automotive. Ha dimostrato che, unendo la capacità industriale di un grande gruppo globale all’ingegno sartoriale di una carrozzeria italiana, si possono creare soluzioni su misura capaci di semplificare la vita di migliaia di professionisti. Un piccolo grande autocarro che, ancora oggi sul mercato dell’usato, è ricercatissimo da chi cerca massima resa e minima spesa.

Il Dokker pick-up usato: prezzi da capogiro
Le auto, in genere, sono cattivi investimenti. Non il Dacia Dokker pick-up: spulciando gli annunci dell’usato si nota quanto questo economico veicolo da lavoro abbia tenuto il suo valore nel tempo, tanto che nella maggior parte dei casi il prezzo sia superiore a quanto non lo fosse da nuovo. I (pochi) annunci, in questo momento, vanno da un minimo di 7.500 euro per un Dokker pick-up diesel 75 CV con oltre 260 mila km a oltre 16 mila euro per un esemplare diesel da circa 80 mila km.